Reclaim the streets: I Park Art day is back.

In occasione della consueta giornata annuale I Park Art, edizione 2012, è presentata la nuova call for entries per artisti, associazioni no-profit e città che desiderano partecipare e condividere il progetto.

« Ritrovare la dimensione umana del vivere cittadino, riappropriarsi dello spazio pubblico, utilizzare l’arte per reclamare un proprio spazio di espressione all’interno dell’ambiente cittadino. Questi sono gli obbiettivi dell’I Park Art Day, la manifestazione che da alcuni anni unisce città di tutto il mondo nel nome dell’arte e della riappropriazione degli spazi urbani da parte dei cittadini.»
[cit. articolo di blog.casase.it]

come scrivevamo qualche tempo fa I Park Art è un progetto di guerriglia creativa urbana che promuove la ri-appropriazione dello spazio pubblico attraverso l’azione artistica. L‘idea si basa sull’offerta temporanea di uno spazio espositivo in una parte circoscritta della città, e si traduce nell‘ occupazione temporanea di un parcheggio pubblico, utilizzato non al fine di far sostare un auto bensì per esporre un’opera.
L’operazione prevede l‘occupazione temporanea (legale) di un’area veicolare e I Park Art la adibisce a spazio creativo. L’esigenza nasce dall‘analisi della città contemporanea che vede sempre più, da parte delle automobili, l’occupazione massiva del suolo: attraverso l’utilizzo di parte di questo spazio, per esposizioni artistiche temporanee, si amplifica la possibilità di sviluppare quel fenomeno che la sociologia urbana definisce serendipity, la capacità cioè di suscitare stupore davanti a qualcosa di inaspettato.

Per approfondire:

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2 thoughts on “Reclaim the streets: I Park Art day is back.

    • Sì sì certo. Io trovo che I Park Art abbia numerosi punti di forza: non sa solo “reclamare le strade” come spazio urbano collettivo e quindi bene comune (nella teoria) e di grandi privatizzazioni o di degrado pubblico (nella pratica) cercando di attivarlo dal basso e con numerose forme di espressione democratiche. I Park Art si basa sull’intelligente mossa di agire nelle smagliature delle leggi comunali attinenti a suolo pubblico e parcheggi a pagamento esprimendo con forza critica e manifestazione culturale civile la grave mancanza di luoghi pubblici per i giovani (e non) artisti al di là dei luoghi elitari deputati all’arte ritenuta di un certo livello da una créme di curatori e critici. Non è un gruppo di artisti sovversivi, bensì una “comunità artistica” rappresentativa di una grande e preziosa fetta di popolazione, di quella grande compagine creativa che attraversa i substrati sociali contemporanei. Istruzione, Cultura, Intelligenza e Creatività si esprimono così con grande civiltà e grande forza critica. Con MACAO, per esempio, abbiamo un altro grande esempio eclatante su questa linea d’onda, ancora più forte e con numeri di partecipazione in crescita esponenziale. Questi movimenti milanesi non sono ovviamente casi isolati, il nostro Paese e l’Europa ne sono costellati. A Milano penso siano più acuti perché è più intensa e tagliente la repressione di espressione nello spazio pubblico urbano, grandi e forti esempi che manifestano enormi problemi della metropoli. A tal proposito, tornando ad I Park Art, e qui concludo promesso (scusami per il mio essere prolissa), il modello è replicabile ovunque, quindi in ogni altra città si può esportare (e già avviene per esempio a Ravenna, Roma, Torino, Palermo, Bologna etc) pur rispettando le poche regole e la licenza Creative Commons.
      Speriamo in ulteriori diffusioni, anche all’estero!

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