Asincronie ed asimmetrie urbane.

Giovanni Hänninen - "cittàinattesa" - Galleria Bel Vedere - Milano

Giovanni Hänninen – “cittàinattesa” – Galleria Bel Vedere – Milano

«Gli scarti della città si offrono come osservatori privilegiati delle trasformazioni urbane latenti che mutano in profondità le relazioni simboliche e materiali fra uomini e territorio ma anche come rara occasione per riscoprire e rifondare le implicazioni etiche dell’abitare

Richard Sennet, 1999
“Usi del disordine: identità personale e vita nelle metropoli”

Un principio di analisi della città contemporanea può essere rappresentato dalla consapevolezza del carattere non omogeneo e non lineare del tempo, di come esso scorra con ritmi molto diversi a seconda di numerosi parametri: a seconda degli individui (degli stili di vita che conducono e delle loro specifiche esigenze), delle differenti attività, delle occasioni, dei luoghi.

Questo carattere si è amplificato sempre più ed è divenuto – forse – il principale e più influente carattere ed elemento problematico della città del ventesimo secolo (e del primo decennio del ventunesimo), conseguentemente riflesso sul progetto urbano contemporaneo.

Al riguardo esistono tre principali visioni che seguono approcci differenti al tema e al progetto:

  •  Constatazione del carattere rapidamente cangiante, imprevedibile ed evenemenziale di molti aspetti della vita urbana odierna; esponente di questa “prospettiva fast” è Stefano Boeri;
  •  La ricerca della lentezza, della durata, del deposito di senso è invece la bandiera del pensiero di Vittorio Gregotti; si tratta di un “approccio slow” perseguito anche nei progetti più di successo di Berlino e Barcellona.
  •  Una via intermedia, confronto tra il ritmo moderato e quello incalzante della città, la ricerca di una coesistenza dei due caratteri con opportune differenze di gestione e soluzione è proposta da Carlo Olmo.

Queste riflessioni inducono ad osservare retrospettivamente con sguardo nuovo gran parte della storia passata della città e dei progetti che l’hanno investita. L’enorme mole di testimonianze, resoconti e interpretazioni, spesso discordi e contrastanti, dei suoi attuali abitati, ci invita ad affrontare in modi più concreti il passato e il presente.

La città non rispetta nelle sue trasformazioni né i tempi delle rivoluzioni e né i tempi delle guerre né i tempi degli stili.

La città segue nelle sue modificazioni processi molto più complicati, complessi e interessanti, di lunga durata, che davvero la struttura delle trasformazioni di una città ha resistenze al cambiamento, ha radicali autonomie rispetto ai cambiamenti politici e istituzionali.

 

Carlo Olmo, “La città e le sue storie”,

in AAVV a cura di Catia Mazzeri, “La città europea del ventunesimo secolo”, Skira, Milano 2002, p.20.

A fine ‘900 apparve sempre più evidente e crescente il divario tra i tempi di trasformazione della città fisica ed i tempi di trasformazione della società.
Da una parte i ritmi lenti di modificazione delle componenti fisiche dell’ambiente urbano e in opposizione il ritmo spiccatamente veloce della rivoluzione sociale. Si tentò così di delineare un “tempo intermedio”, un legante tra i due poli che viaggiano su binari paralleli ma a velocità sensibilmente differenti.
Questo nuovo parametro temporale si identificò con il tempo della natura, la scansione naturale dell’ambiente, ovvero il tempo degli alberi, delle stagioni, del vento, delle maree, delle piogge e del sole.

Dal saggio “La città informazionale: leggere lo spazio pubblico contemporaneo. Nuovi equilibri tra città sociale e città materiale. Riflessioni dal mondo del design.”
di Evelyn Leveghi

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