Europa

Individuo e costruzione materiale dello spazio abitato: la città europea del ventesimo secolo è il risultato del loro continuo mescolarsi e incrociarsi in rappresentazioni diverse.

[Bernardo Secchi in “La città del ventesimo secolo”]

"Out There: Architecture Beyond Building" Biennale di venezia 2008. "unCommon", Progetto di F. Perugini, S. Bellotti, D. Vassura, V. Socciarelli, E. Saba.

L’Europa ha spesso riconosciuto una parte importante della propria identità nella storia delle sue città e questa storia è stata spesso modello di riferimento per gli altri continenti, lasciando importanti tracce.
Nel tempo, anche da parte di alcuni paesi extra-europei sono arrivate forti influenze creando una serie di scambi e riflessioni estese a tutto il globo, pur mantenendo intatte le tradizioni locali.

Cholula_Messico_isolato centrale_relaciòn de Cholula_Gabriel de Rojas

È indiscutibile comunque l’eccezionale e inimitabile bagaglio di storia e cultura che le città europee portano con sé da secoli e che hanno stratificato nel corso del tempo, soprattutto tra il 20° e il 21° secolo, adattandosi sempre più velocemente ai mutati assetti urbani.

Points of view. "gaetans" on Flickr

Qualsiasi fil rouge si voglia tracciare per comprendere questi fenomeni ci si scontrerà davanti alla realtà della sovradeterminazione di questi e ad una multistratificazione di cause concorrenti.

La città europea si presenta nel ‘900 quindi come un’entità dalle mille sfaccettature con qualche tendenza comune, altre più specifiche, ma sicuramente questo universo urbano contemporaneo muta in base a diverse dinamiche.

Cumulus. Oslo by Smaq. Apartment Diagrams. Competition, 1st Prize, 2008.

A fine secolo, in particolare negli anni ’90, le città europee sembrano riscoprire la piazza, stimolate probabilmente dal successo delle iniziative condotte in Spagna negli anni ’70, soprattutto a Barcellona.

Malgrado la fortissima e crescente attrazione di altre inedite città periferiche – i centri commerciali, gli spazi dell’intrattenimento di massa, i nodi di maggior accessibilità motorizzata – le piazze sono infatti ancora i luoghi nei quali vecchi e nuovi abitanti della città ritrovano e riaffermano la loro identità sociale e comunitaria.

[ Franco Mancuso, Piazze e spazi pubblici nelle città europee, in sitiunesco, aprile-giugno 2008]

Cresce quindi nella città contemporanea una forte domanda di spazio: quando gli spazi, come le piazze delle città antiche, ci sono e sono accoglienti e accessibili essi diventano inequivocabilmente i poli di confluenza e di identificazione degli abitanti, i luoghi di socializzazione e dei contatti diretti, della stratificazione dei simboli e della memoria collettiva, della sovrapposizione delle funzioni e dell’intreccio delle attività.

Una piazza deve avere alcune caratteristiche essenziali (come emerge da una attenta considerazione di quelle che reggono e, per contro, di quelle che hanno fallito):

  • deve occupare un luogo singolare della città. È un baricentro dove si annodano i fili dei flussi e dei molteplici tessuti della città, dove è più facile la confluenza dei cittadini, dove la superficie urbana può trasmettere alla città le sue peculiarità;
  • è strettamente correlata con i caratteri del tessuto circostante: è uno spazio aperto e quindi ha senso solo se si apre in un tessuto che ha i caratteri di fittezza e densità (es. Venezia);
  • è fulcro di un sistema di spazi, piuttosto che uno spazio univoco isolato
    (es. Assisi, Padova, Todi);
  • la sua forma è organica, si adatta a quella della città (es. Siena, S.Gimignano, Chioggia);
  • le strade devono attraversarla diagonalmente e piuttosto confluirvi tangenzialmente (es: Ascoli, Vigevano);
  • la pareti degli edifici che le racchiudono hanno il carattere della permeabilità, per accogliere attività diverse e consentirne mutazioni nel tempo: duttili piuttosto che monumentali, e caso mai si doteranno di accessori spugnosi come i portici per meglio catturare le attività quotidiane (es. Ascoli, Padova);
  • ospitano i simboli della città, mutevoli e sovrapposti, deve essere quindi un luogo fisico riconoscibile (es. Brescia, Vicenza).
Tutto ciò è nella storia. Ma oggi le piazze, nella concezione e nella gestione degli interventi, devono presentare caratteristiche ulteriori:
  • devono essere gli spazi di chi si muove a piedi, dei cittadini che vi si recano per attraversarle, sostarvi, incontrarsi, riconoscersi;
  • l’esclusione del traffico automobilistico di attraversamento o sosta ed in ogni caso la sua compatibilizzazione con gli usi pedonali; questa è una buona pratica che andrebbe estesa anche ad altre porzioni di città ma intanto pensiamo alle piazze. Dove la si è già applicata le piazze esistenti e nuove hanno cominciato subito a vivere (o a rivivere) inducendo straordinari fenomeni di appropriazione civile e sociale;
  • un buon disegno della per favorire una molteplicità di usi e funzioni, per una fruizione libera e multiforme dello spazio. Sedersi, comunicare, incontrare, ma anche assistere ad eventi, spettacoli, manifestazioni;
  • devono poter tornare ad ospitare l’arte, le nuove forme di arte. L’arte contemporanea è perfettamente compatibile con i caratteri delle piazze (es. Berlino, Mestre, Napoli);
  • devono essere illuminate con fonti luminose dal dosaggio variabile e modificabile con facilità in corrispondenza con diverse circostanze d’uso e funzione (es. Schouwburgplein a Rotterdam, Barcellona, Trieste);
La piazza, specie quando si apre nelle parti centrali della città, è la materializzazione di stratificazioni sotriche di eventi e interventi. È buona pratica incorporare tali materializzazioni nel progetto e renderle visibili e interpretabili (es. Matera, Varsavia, Cardiff).

Schouwburgplein, Rotterdam, Nederlands. West8.

La piazza è ancora il luogo per eccellenza dei cittadini ed è quindi con loro che si dovrà concepire. Nel futuro altre esigenze ne cambieranno sicuramente ruolo e identità: ma essa avrà materialmente trattenuto, nel succedersi delle generazioni, l’impronta condivisa di quanti hanno partecipato alla sua concezione.
[fonte: Piazze e spazi pubblici nelle città europee -i luoghi nei quali si ritrova e riafferma l’identità sociale della comunità di Franco Mancuso, Unesco, n.2 aprile-giugno 2008]
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