Milano

Milano è una città contemporanea, molto complessa, teatro di multistratificazioni.

È un territorio urbano pieno di storia, segnato da numerose trasformazioni urbanistiche, che l’hanno segnata sia in senso fisico, tracciandone sempre nuove arterie nel tessuto edilizio, sia in senso sociale modificando per conseguenza non solo un tratto di inchiostro su un disegno tecnico ma rimettendo in gioco assetti socio-economici e psicologici di chi vive quotidianamente quel brano di città.

Delicati punti di equilibrio tra la Milano materiale e la Milano sociale, tra architettura e società, tra luoghi e persone.

È forse questo il punto cruciale del caso milanese: il disequilibrio nato e accresciutosi nel tempo tra la città – in trasformazione e assetata espansione – e la popolazione che in essa ci vive e alla quale si deve adattare.

Milano ha puntato moltissimo, più di tutte le altre città italiane, negli ultimi decenni, sull’economia, la finanza ed il commercio. Si è buttata a capofitto nell’impresa diventando la principale città industriale italiana. Milano la città del lavoro, la città dove si ottimizzano i tempi e si produce, ricchezza e beni di consumo, dove si vive male, dalla quale prima o poi si vuole scappare.
Sono queste caratteristiche che hanno segnato la città, accrescendone i clichés, che ne hanno creato un’immagine negativa a livello di qualità della vita urbana. Una città di passaggio. Tutto ciò è innegabile ma, assieme a questa enfilade di aspetti negativi tipici della metropoli industriale, c’è da evidenziare la grande offerta di occasioni culturali, musicali e di svago che propone sempre più.

L’aspetto che vorrei qui evidenziare è però un altro: Milano non è solo passiva, i milanesi e chi ci vive e lavora, non sono tutti in balìa delle tendenze della città abbandonata a sé stessa. Milano è invece attiva. Sta agendo dal basso, numerose associazioni creative, gruppi, cittadini e persone legate a questa città stanno facendo sentire la propria voce e si stanno riconquistando gli spazi della città agendo, agendo attivamente, concretamente, molti fatti e poche chiacchiere.

Milano ha un grande potenziale anche a livello di disponibilità di spazi aperti, di possibile uso collettivo, ricreativo e pubblico, un bene comune non abbastanza valorizzato e qualificato.
Stanno diminuendo sempre più, è vero, conquistati più velocemente e furbamente da assetati impresari che vedono di uno spazio aperto vuoto una possibilità di guadagno e successo, realizzandovi volumi architettonici imponenti o comunque strutture del terziario.

Ma la Milano che vuole stare legata al suo territorio, che vuole viverci, viverci bene, che non vuole scappare all’estero c’è e se osserva bene si vede, la si legge, la si sente, la si “costruisce” (senza edificare volumi, senza occupare il suolo permanentemente). La gente c’è e vuole tornare a star bene nella città.

In questa sezione di Milano troverete:

  • una parte dedicata a una proposta progettuale sperimentale di sviluppo urbano partecipato che agisce su 4 piazze esistenti, abbandonate, spazi residuali, che sembrano non esistere veramente, che pochi colgono come ricchezza spaziale a disposizione della vita urbana ma che possono a tornare ad essere luoghi di ritrovo, svago, gioco, pausa urbana e molte altre attività creative.
  • una Milano Attiva, segnalazione di realtà creative e propositive della città. Un nuovo patrimonio immateriale e portatore di rinnovamento della città.
Le quattro piazze:
clicca sulle immagini per entrare nella pagina dedicata

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